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SERVIZI E COMPETENZE

Strutture e parti di strutture

DESCRIZIONE

Le prove di carico statiche su parti di struttura più o meno complesse come travi, scale, poggioli, tettoie, pensiline, etc. rappresentano ancora oggi uno strumento imprescindibile per la verifica speditiva del comportamento sperimentale di questi manufatti sottoposti ad un’azione simulata corrispondente ai carichi di esercizio previsti dal progetto (per elementi di nuova costruzione) o a quelli richiesti allo stato attuale dalla destinazione d’uso o dalla funzione strutturale da assolvere (nel caso di elementi esistenti).

A prescindere dalla finalità della prova di carico, ai sensi di norma, affinché l’esito della stessa possa essere dichiarato positivo, devono verificarsi le seguenti condizioni:

  • le deformazioni prodotte dall’applicazione dei carichi devono progredire all’incirca proporzionalmente all’intensità dei carichi stessi;
  • durante la prova non devono generarsi fessurazioni, cedimenti, deformazioni o dissesti che possano compromettere la sicurezza o la conservazione della struttura;
  • la massima deformazione (usualmente denominata “freccia”) elastica sperimentale registrata non deve superare quella di progetto corrispondente, o quella desunta dalla relazione di calcolo del Collaudatore per lo specifico elemento testato;
  • la deformazione residua dopo il primo ciclo di carico e la deformazione residua dopo il primo ciclo di carico e scarico, a meno di eventuali assestamenti anelastici, ad esempio negli appoggi o in fondazione, non deve essere superiore in percentuale ad una quota parte accettabile della freccia massima misurata; in caso ciò non avvenga dovranno essere eseguiti ulteriori cicli di carico e scarico con cui si possa dimostrare che la struttura tende comunque ad un comportamento elastico, ovvero che le deformazioni residue tendono ad esaurirsi; mentre per i ponti ed i viadotti il valore accettabile della freccia residua è formalmente dichiarato dalla norma nel 15% di quella massima, per le altre strutture ciò non avviene.

È importante sottolineare, a questo riguardo, come la norma rimandi (giustamente) al tecnico strutturista o al Collaudatore il giudizio finale sulla deformazione residua massima ammissibile, anche in funzione dei tempi d’attesa a scarico avvenuto; se infatti è vero che qualsiasi struttura, durante una prova di carico, deve sempre rimanere in campo elastico, è altrettanto vero che elementi di per se estremamente elastici (in legno ed acciaio, come detto) tenderanno al raggiungimento di valori residui prossimi allo zero in tempi molto più rapidi rispetto a strutture massicce in cemento armato o miste, con iperstaticità interne e diffuse che sicuramente rendono molto più lento il recupero della condizione iniziale; si ritiene comunque che, nei casi più frequenti ed a titolo puramente indicativo, per prove di carico su solai o travi, la freccia residua dopo il primo ciclo non debba superare il 10% di quella massima, per elementi in c.a. e debba attestarsi attorno al 4-5% per elementi in legno o acciaio (sempre considerando eventuali cedimenti anelastici iniziali che nell’acciaio si possono manifestare anche nelle unioni bullonate).

Su questo tipo di strutture le varie combinazioni e condizioni di carico di norma vengono simulate mediante utilizzo di piccoli serbatoi per prove di carico o vasche opportunamente caricati con acqua secondo step progressivi, di un certo numero di martinetti idraulici a spinta o a tiro controllati in grado di applicare in uno o più punti del solaio una forza concentrata di valore noto, di sacchi di sabbia o cemento posizionati su impronte di carico note, di blocchi pesanti di materiali diversi.

Le misure degli abbassamenti in punti noti sono solitamente rilevate mediante il posizionamento all’intradosso di trasduttori potenziometrici centesimali che misurano l’abbassamento assoluto del punto e lo trasmettono ad una centralina collegata ad un Personal Computer su cui un software dedicato, oltre a visualizzarne i valori,  genera in tempo reale la deformata flessionale lungo l’orditura.

Comisgma opera da più di vent’anni nell’esecuzione di prove di carico su strutture e parti di strutture con l’utilizzo di strumentazione all’avanguardia e tecniche innovative, comprese operazioni in fune, eseguite da personale altamente qualificato e certificato II e III livello in ogni metodo diagnostico applicato e, in qualità di Laboratorio Ministeriale ex. art. 59 DPR 380/01 “Prove in situ” emette certificati di prova in regime di Qualità ISO 9001.

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